Gli hashtag di Instagram erano un feed di scoperta che la gente scorreva. Quel mondo è quasi sparito. Oggi un hashtag funziona come un’etichetta tematica che il sistema di ranking legge per capire di cosa parla il tuo post, non come un posto dove gli sconosciuti vanno a curiosare. E questo cambia il modo in cui dovresti usarli.
Cosa fanno davvero oggi gli hashtag
Quando tagghi un post, Instagram usa quel tag come uno dei tanti segnali (testo della didascalia, testo alternativo, cosa pubblica di solito l’account, con cosa interagiscono utenti simili) per decidere a chi potrebbe interessare. Nessuno è fermo sulla pagina del tag #fitness ad aspettare il tuo reel. La pagina del tag esiste ancora, ma riceve una frazione del traffico che passa da ricerca ed Esplora.
Il compito di un hashtag si è spostato: da “farmi trovare da chi curiosa” a “aiutare l’algoritmo a classificare questo post nel modo giusto”. Un tag che descrive davvero il tuo post fa quel lavoro. Un tag scelto perché ha 40 milioni di post no: dice solo al sistema che stai competendo in una categoria così ampia che un post nuovo di un account piccolo sparisce in pochi minuti.
Come scegliere i tuoi
Lascia perdere i tag generici enormi. #love, #instagood, #photooftheday: hanno centinaia di milioni di post e il tuo contenuto è sepolto prima che qualcuno scorra oltre la prima schermata. Piuttosto:
- Guarda per cosa si posizionano davvero gli account della tua dimensione, nella tua nicchia. Apri qualche loro post e annota i tag specifici, non quelli enormi.
- Scegli tag che descrivono il post in sé: il soggetto, l’ambientazione, il formato. Non il pubblico che vorresti avere.
- Punta a una fascia media: i tag con decine di migliaia fino a qualche centinaio di migliaia di post di solito hanno un pubblico reale e attivo senza diventare una lotteria.
- Salva due o tre set per i tuoi tipi di contenuto principali, così non riscrivi da zero ogni volta. Cambia uno o due tag per post per tenerli pertinenti, invece di copiare sempre gli stessi 30.
Il generatore di hashtag per Instagram può velocizzare quel primo passaggio se parti da zero, ma tratta il risultato come una bozza da sfoltire, non come una lista definitiva.
Tag in italiano e in inglese
Un hashtag non si traduce mai, è una stringa letterale. La domanda è solo in che lingua tagghi. Se le tue didascalie sono in italiano e i tuoi follower sono in Italia, tag come cucinaitaliana, allenamentoacasa o viaggiinitalia sono quasi sempre la scelta migliore: meno concorrenza e un pubblico che il tuo testo lo capisce.
Non mescolare le due lingue nella stessa lista. Un set metà inglese e metà italiano compete in due spazi diversi e in nessuno dei due riceve il segnale pieno. Scegli una lingua per post. Se lavori davvero in due lingue, alterna da un post all’altro.
Quanti usarne
Instagram ti limita a 30 hashtag per post, ma usarne 30 non è di per sé una strategia. La maggior parte dei creator ottiene risultati migliori con un set più piccolo e mirato. Anche un contatore di lunghezza della didascalia è utile qui, perché una didascalia imbottita di tag sembra spam a un lettore umano anche quando per l’algoritmo va tecnicamente bene.
Cosa fare invece
Scrivi prima la didascalia, e scrivila come se stessi spiegando il post a una persona, non a una macchina. Di’ cosa c’è nella foto o nel video, di cosa parla, magari perché conta. Quel testo pesa nella classificazione più di quanto la maggior parte delle persone immagini. Poi aggiungi gli hashtag come strato di supporto: specifici, non una lista dei desideri.